Fasce orarie - Sip
Scatola con altre scatoline che pubblicizzano i servizi Sip, le scatoline contengono fiammiferi
Carte da gioco - Le regionali
Serie di cartoline che era possibile spedire. Pubblicizzavano i servizi Sip. Sul retro la descrizione del servizio che era disponibile chiamando il numero indicato.
Probabilmente usato dai tecnici, pubblicizava i servizi dell'azienda
Quello che vedi in foto è un pezzo di storia del design e della telefonia italiana: il Vivavoce SIP a cubo, prodotto tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.
È un oggetto iconico che riflette un'epoca in cui la telefonia era un servizio pubblico gestito monopolisticamente dalla SIP (Società Italiana per l'Esercizio Telefonico).
Ecco i dettagli principali su questo gadget:
Utilizzo: Si trattava di un modulo aggiuntivo da collegare ai telefoni dell'epoca (come il classico modello Bigrigio o il Pulsar). Serviva a diffondere l'audio della telefonata nella stanza, permettendo a più persone di ascoltare (da qui il nome "vivavoce").
Design: La forma cubica e il colore rosso vibrante lo hanno reso un oggetto di culto per i collezionisti di modernariato. È realizzato in plastica rigida con una griglia superiore per l'altoparlante e un piccolo potenziometro (la manopola metallica in alto a destra) per regolare il volume.
La caratteristica più interessante di questo modello specifico è la stampa sulle facce laterali. Riporta un elenco dettagliato dei prefissi teleselettivi delle città italiane, divisi per regione:
Toscana: (es. Firenze 055)
Umbria e Basilicata
Abruzzi e Molise (scritto al plurale, come si usava spesso all'epoca)
Puglia, Calabria, Campania, Sardegna e Sicilia.
Nota storica: All'epoca non esistevano rubriche digitali o smartphone; avere i prefissi stampati direttamente sull'apparecchio era una comodità pratica per chi effettuava molte chiamate interurbane.
Non c'era bisogno di spinotti perché il cubo sfruttava il campo magnetico generato dall'altoparlante della cornetta.
All'interno del cubo, proprio sotto la griglia circolare, era posizionata una bobina (chiamata "bobina captatrice").
Quando appoggiavi la parte della cornetta da cui esce la voce (il ricevitore) sopra la griglia del cubo, il segnale elettromagnetico passava dalla cornetta alla bobina del cubo senza contatti fisici.
Una volta "catturato" il segnale per induzione, il circuito interno del cubo (alimentato da una batteria da 9V situata nello scomparto inferiore) lo amplificava e lo riproduceva attraverso il proprio altoparlante, molto più potente di quello della cornetta.
Il procedimento era quasi un rituale domestico:
Rispondevi al telefono normalmente.
Se volevi far sentire la voce a chi era in stanza con te, accendevi il cubo con la manopola.
Appoggiavi la cornetta a faccia in giù sopra la griglia bucherellata.
Per parlare, dovevi comunque avvicinarti al microfono della cornetta (che restava libera o leggermente sollevata), poiché il cubo serviva solo a "diffondere" l'ascolto, non a trasmettere la tua voce.
Perché era fatto così? All'epoca la SIP era molto rigida: non era permesso manomettere le prese telefoniche o collegare apparecchi non ufficiali. Questo cubo a induzione era la soluzione perfetta perché non toccava l'impianto elettrico: era un accessorio esterno "magico" che funzionava solo per vicinanza