Non ho informazioni dettagliate, probabilmente usati in alberghi
L'Icona della Telefonia Italiana
Il Siemens Auso S62, affettuosamente soprannominato "Bigrigio" per le sue due tonalità di grigio (un grigio chiaro per il corpo principale e un grigio più scuro per la cornetta e la base del quadrante), è molto più di un semplice telefono: è stato un vero e proprio simbolo della modernizzazione delle comunicazioni in Italia. Progettato da Lino Saltini, questo apparecchio è diventato il telefono standard distribuito dalla SIP a partire dal 1962, soppiantando progressivamente i modelli precedenti.
Il design dell'S62 è funzionale ed elegante per l'epoca. Realizzato in plastica robusta (termoplastica), era costruito per durare. Le sue linee sono pulite e leggermente arrotondate, conferendogli un aspetto solido ma non ingombrante. La cornetta, anch'essa in plastica, si adagiava comodamente sul corpo del telefono grazie a due "forcelle" o appoggi che ospitavano i microinterruttori per l'aggancio/sgancio della linea.
La caratteristica più distintiva e iconica del S62 è senza dubbio il suo quadrante a disco rotante. Per comporre un numero, l'utente doveva inserire il dito nel foro corrispondente alla cifra desiderata e ruotare il disco in senso orario fino a battuta. Al rilascio, il disco tornava automaticamente in posizione grazie a una molla, generando gli impulsi necessari per la selezione del numero. Al centro del disco, un piccolo tondino metallico era spesso utilizzato per etichettare il numero di telefono.
Il suono della suoneria del Bigrigio è inconfondibile e nostalgico per molti: una doppia campana metallica interna produceva un suono forte e chiaro, impossibile da ignorare. Questo meccanismo era meccanico e molto affidabile.
L'S62 era un telefono analogico a impulsi, il che significa che la composizione avveniva tramite la generazione di brevi interruzioni nel circuito, interpretate dalla centrale telefonica. Era un apparecchio semplice, senza fronzoli, progettato per la sola funzione di effettuare e ricevere chiamate.
L'S62 venne distribuito sucessivamente anche in versione a muro.
Ci fu poi una versione con tastierino a tasti (solo da tavolo), dotata anche di un tasto “RP” (ripetizione dell’ultimo numero). Originariamente, questo tasto era posizionato tra il 7 e il 9, ed era poi sostituito in seguito dal tasto “#” (cancelletto), con la stessa funzione
La sua massiccia diffusione nelle case e negli uffici italiani ha contribuito a standardizzare l'esperienza telefonica per milioni di persone, diventando un oggetto di uso comune e, oggi, un pezzo da collezione e un simbolo del boom economico italiano. Sebbene sia stato gradualmente sostituito dai telefoni a tastiera a partire dagli anni '80 e '90, il "Bigrigio" rimane un'icona del design industriale e della storia delle telecomunicazioni nel nostro paese.
Le Ragioni Cromatiche del Telefono Unificato SIP (Il "Bigrigio")
L'adozione delle due distinte tonalità di grigio — il cosiddetto "Bigrigio" — per l'apparecchio telefonico standard Unificato S62/F63/E65 della SIP non fu una scelta estetica casuale, ma il risultato di una strategia complessa che coniugava l'immagine istituzionale, le esigenze ergonomiche e la razionalità industriale tipiche del monopolio di Stato.
1. Il Significato Istituzionale del Grigio
La tonalità dominante di grigio chiaro (grigio-ghiaccio) per il corpo base dell'apparecchio rispondeva a imperativi di servizio pubblico:
Neutralità e Istituzionalità: Il grigio era il colore ideale per veicolare un'immagine di serietà, affidabilità e imparzialità, essenziale per un servizio fornito dal monopolio statale. L'oggetto doveva essere percepito come uno strumento tecnico e istituzionale, non come un elemento di arredamento personale.
Universalità del Servizio: Il colore neutro evitava di conferire uno status particolare all'apparecchio base, simboleggiando un bene universale e democratico accessibile a tutti i cittadini.
Contrasto Commerciale: L'uniformità del grigio sul modello base era una precisa scelta commerciale che serviva a differenziarlo nettamente dai modelli supplementari (offerti a noleggio aggiuntivo) che, invece, proponevano colori vivaci e design personalizzati, incentivando così la clientela a spendere per personalizzare la propria utenza.
2. L'Ergonomia e la Praticità del Doppio Tono
L'uso di una seconda tonalità, leggermente più scura e a volte più calda, riservata alla cornetta (ricevitore e trasmettitore) e ad altri componenti manipolabili (come la mascherina del disco combinatore), rispondeva a logiche di design funzionale:
Enfasi Ergonomica: La cornetta in colore a contrasto aveva la funzione primaria di agire da punto focale visivo, evidenziando l'oggetto che l'utente doveva afferrare per interagire con il telefono.
Alleggerimento Estetico: Il contrasto cromatico tra la base chiara e il ricevitore scuro introduceva una rottura visiva nella composizione. Questo espediente di design evitava che l'apparecchio fosse percepito come un blocco plastico monolitico e massiccio, conferendo all'insieme maggiore dinamicità e un senso di equilibrio.
Mascheramento dell'Usura: Il tono leggermente più scuro della cornetta era una scelta pratica, poiché aiutava a mascherare lo sporco, l'unto e i segni di usura derivanti dall'uso quotidiano. Essendo gli apparecchi di proprietà della compagnia e destinati a una lunga vita operativa prima della rigenerazione, la durabilità visiva era un requisito fondamentale per la manutenzione.
In sintesi, il telefono "Bigrigio" fu il risultato di un progetto razionale: la neutralità istituzionale del corpo chiaro incontrava l'ergonomia funzionale e la praticità del contrasto cromatico, trasformando un oggetto di servizio in un'icona del design industriale italiano.
Nei telefoni Bigrigio, ampiamente utilizzati in Italia dagli anni ’60 in poi, veniva spesso installato un piccolo lucchetto sul disco rotante per impedire la composizione dei numeri. Questo semplice dispositivo meccanico rappresentava una soluzione pratica ed efficace per controllare l’uso del telefono, sia in ambito domestico che lavorativo.
Il lucchetto, solitamente in metallo, si inseriva in uno dei fori del disco (tipicamente tra lo 0 e l’1) e bloccava fisicamente la rotazione del disco, impedendo così di effettuare chiamate. Non influiva però sulla possibilità di ricevere telefonate: il telefono restava pienamente funzionante in ingresso.
Utilizzato per evitare chiamate non autorizzate, soprattutto da parte di bambini, ospiti o dipendenti, questo accessorio era molto diffuso prima dell’avvento dei centralini e dei controlli elettronici. Il lucchetto veniva rimosso facilmente con una piccola chiavetta, fornita insieme al dispositivo.
Sucessivamente compresi che il lucchetto doveva essere almeno posto sul numero 2 in modo che, anche se montato, era pur sempre possibile effettuare una chiamata di emergenza al 112.
Accanto a molti telefoni Bigrigio, specialmente in ambienti domestici o pubblici, faceva spesso la sua comparsa un piccolo dispositivo dello stesso colore e stile: il contascatti SIP. A prima vista poteva sembrare un accessorio secondario, ma in realtà svolgeva una funzione ben precisa e molto importante: registrare il numero di scatti telefonici effettuati, ovvero il conteggio dei costi associati alle chiamate.
Il contascatti era un dispositivo elettromeccanico, collegato direttamente alla linea telefonica. Al suo interno era presente un piccolo meccanismo a impulsi, azionato automaticamente ogni volta che si effettuava una chiamata a pagamento. Ogni impulso (o “scatto”) corrispondeva a una frazione di costo, determinata dalla durata e dalla distanza della chiamata. Quando veniva raggiunto un certo intervallo temporale stabilito dalla centrale telefonica, il contascatti avanzava di una cifra, incrementando il totale visualizzato attraverso una finestra numerica.
Esteticamente, il contascatti si presentava in una scocca in plastica dello stesso colore del telefono, spesso beige o grigio chiaro, in modo da abbinarsi perfettamente al Bigrigio sia per forma che per stile. Veniva fissato a parete o appoggiato accanto al telefono, e il collegamento alla linea telefonica avveniva tramite un cavo apposito.
La sua funzione era particolarmente utile in contesti dove il telefono veniva condiviso: appartamenti in affitto, studi professionali, esercizi commerciali o anche semplicemente famiglie che desideravano monitorare il consumo telefonico. Il proprietario poteva così controllare facilmente quante “unità” erano state consumate, e calcolare il relativo importo da addebitare.
Oggi, il contascatti è un affascinante oggetto del passato, testimonianza concreta di un’epoca in cui ogni telefonata era un gesto misurato e consapevole. Insieme al Bigrigio forma una coppia simbolica, che racconta non solo la storia della tecnologia, ma anche il costume sociale di un’Italia in rapida trasformazione.
Qui sotto foto da catalogo dell'epoca TuttoSip
1967, campagna pubblicitaria della SIP "Il telefono al guinzaglio" per la diffusione dei nuovi impianti telefonici a spina che hanno permesso di spostare e collocare i telefoni in dotazione agli utenti in ogni ambiente provvisto di presa tripolare. La campagna pubblicizza anche i modelli addizionali che era possibile prendere in affitto con pagamento del canone trimestrale. Agenzia Unidream
Il telefono Starlite GTE è un elegante esempio di design vintage degli anni ’60 e ’70, prodotto dalla GTE e distribuito in Italia da SIP. Nato come oggetto d’uso quotidiano, oggi è un vero e proprio pezzo da collezione, apprezzato per il suo stile retrò e le sue linee compatte e colorate.
Realizzato in plastica rigida, era disponibile in diverse tonalità vivaci come rosso, verde oliva e avorio, rompendo con la tradizione dei telefoni neri e pesanti di decenni precedenti. Il corpo unico e arrotondato ospita la cornetta, che si adagia perfettamente sulla base, mentre la composizione dei numeri avveniva tramite un classico disco combinatore.
Nonostante la sua semplicità tecnica – collegamento alla rete fissa e funzionamento completamente analogico – il Starlite GTE rappresentava all’epoca un’innovazione sia dal punto di vista estetico che funzionale. Ancora oggi, molti modelli sono perfettamente funzionanti e vengono utilizzati come elementi decorativi in ambienti dal gusto vintage o modernariato.
Compatto, robusto e sorprendentemente attuale nel design, il telefono Starlite GTE è molto più di un semplice apparecchio telefonico: è un’icona di stile e memoria storica, capace di riportarci indietro nel tempo con un solo squillo.
Qui sotto foto da catalogo dell'epoca TuttoSip
Il telefono Safnat Chicco è uno splendido esempio di design italiano degli anni ’70, elegante e funzionale, che oggi conserva tutto il suo fascino retrò. Prodotto dall’azienda milanese Safnat e disegnato da Marco Nizzoli, è riconoscibile per le sue linee morbide, compatte e leggermente squadrate, realizzate in plastica rigida dai colori pastello tipici dell’epoca: bianco, verde oliva, grigio o azzurro.
Nonostante le dimensioni contenute, il Chicco ha una presenza estetica molto forte: il disco combinatore, perfettamente incassato nella scocca, è al tempo stesso un elemento funzionale e decorativo. La cornetta, leggera ma solida, si adagia con precisione sulla base, rendendo l’oggetto armonico da ogni angolazione.
Dal punto di vista tecnico, il telefono era pensato per l’uso domestico o da scrivania, e funzionava tramite linea fissa analogica. Bastava sollevare la cornetta, comporre il numero con il disco e parlare: semplice e diretto, come tutto in quell’epoca. Alcuni modelli erano predisposti anche per uso aziendale, con suonerie esterne o connessioni da centralino.
Oggi il Safnat Chicco è molto ricercato dai collezionisti e dagli appassionati di modernariato. Si trova nei mercatini vintage e su piattaforme online come Subito o eBay, con prezzi che variano a seconda delle condizioni e della rarità del colore, oscillando tra i 30 e i 60 euro, ma anche oltre per pezzi ben conservati o funzionanti.
In definitiva, il Safnat Chicco non è solo un oggetto funzionale del passato, ma un piccolo capolavoro di design, capace ancora oggi di dare un tocco di personalità a uno spazio domestico o lavorativo. È il tipo di oggetto che racconta una storia, fatta di suoni, conversazioni e gusto estetico senza tempo.
Il telefono Lillo, prodotto da Face Standard per SIP tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, è un piccolo capolavoro di design funzionale, pensato per integrarsi con discrezione negli ambienti domestici dell’epoca. A differenza di altri modelli più vistosi, il Lillo punta tutto sulla semplicità e la compattezza: è un telefono da comodino, da cucina, da scrivania, pensato per essere pratico, silenzioso nella forma ma affidabile nell’uso.
La sua linea è pulita e sobria, con angoli arrotondati e una base rettangolare dalle dimensioni contenute. Era spesso disponibile in tonalità tenui come l’avorio, il grigio o il giallo paglierino, colori tipici del design anni ’70 che si adattavano perfettamente a ogni ambiente. La cornetta si adagia sulla base con naturalezza, e il disco combinatore è incassato in modo essenziale ma elegante, offrendo un’ottima sensazione al tatto durante la composizione dei numeri.
Tecnicamente, il Lillo era un telefono completamente analogico: niente tastiera, niente display, solo un disco a impulsi, il cavo a spirale e la classica suoneria meccanica. Nonostante la sua semplicità, ha un fascino irresistibile proprio perché riporta a un’epoca in cui la comunicazione era più lenta, ma forse anche più sentita.
Oggi è molto apprezzato dai collezionisti e dagli amanti del vintage. Si trova ancora abbastanza facilmente nei mercatini dell’usato o online, con prezzi che variano dai 20 ai 40 euro a seconda dello stato di conservazione. È l’ideale per chi vuole aggiungere un tocco retrò a una stanza oppure completare una collezione di telefoni d’epoca.
In poche parole, il Lillo è il classico oggetto che non fa rumore ma lascia il segno: discreto, elegante e pieno di storia.
Questo telefono SAFNAT Milano disegnato da Marcello Nizzoli nel 1958 è un modello storico utilizzato come postazione interna in ambienti professionali come aziende, uffici pubblici, caserme, ospedali o centrali operative. Non era destinato all’uso domestico, ma faceva parte di una rete telefonica interna, spesso collegata a un centralino PBX.
Disco rotativo per la composizione manuale dei numeri.
Pulsanti funzione numerati (2–6 + C) per la selezione di linee o interni.
Pulsante rosso centrale per attivare o confermare la comunicazione.
Spie luminose per indicare stato linea (libera, occupata, chiamata in arrivo).
Scocca robusta in materiale plastico termoindurente o bachelite, spesso in colorazioni opache come verde-grigio o beige.
Nel complesso, si tratta di un telefono progettato per un uso intensivo e professionale, simbolo di un’epoca in cui la comunicazione interna era gestita manualmente attraverso dispositivi affidabili e durevoli. Oggi è un pezzo interessante per collezionisti e appassionati di tecnologia vintage.
Qui sotto foto da catalogo dell'epoca TuttoSip
“Telart Viareggio”, prodotto dall’azienda italiana Telart Elettronica S.p.A., fondata nel 1975 a Viareggio e poi trasferita a Massarosa, in provincia di Lucca .
Designer-telefonia di design: Telart era nota per realizzare telefoni da tavolo dal look distintivo, utilizzando materiali di pregio come marmo, onice, legni vari, pellami o lamine dorate. I modelli erano spesso kitsch/pop e importati per l’esportazione .
Anno di produzione: iniziò nel 1976 con telefoni a disco e a tastiera; l’azienda chiuse metà anni ’80 (circa 1985) .
Marchio e design: il logo originale era stilizzato su un telefono con la scritta “TELART Viareggio”; in seguito usò “Telart Elettronica s.p.a.” .
Nessun modello ufficiale: spesso i dispositivi non hanno nome o numero di modello sul fondo, solo l’etichetta “Telart Viareggio” quindi non esiste un nome ufficiale del modello per il telefono in foto. È semplicemente un:
Telefono Telart Viareggio a disco (anni ’70/’80)
Negli anni ’80, quando in Italia la telefonia fissa era ancora gestita interamente dalla SIP (Società Italiana per l’Esercizio delle Telecomunicazioni), arrivò nelle case un telefono destinato a diventare iconico: il Pulsar.
Lanciato nel 1985, il Pulsar rappresentava un’evoluzione rispetto ai telefoni a disco del passato, come il celebre Bigrigio. Era un telefono fisso a tasti, più moderno, più comodo e con un design ispirato alle linee squadrate e futuristiche dell’epoca. La tastiera, finalmente elettronica, permetteva una composizione dei numeri molto più rapida e silenziosa rispetto al vecchio disco combinatore. E c’erano anche due novità che oggi diamo per scontate ma che all’epoca erano sorprendenti: i tasti asterisco (*) e cancelletto (#).
Dal punto di vista tecnico, il Pulsar era una via di mezzo tra il mondo analogico e quello digitale. Pur mantenendo una suoneria meccanica, basata ancora sulle classiche campanelle metalliche, la parte della selezione del numero era ormai interamente elettronica, con circuiti a stato solido. Questo lo rendeva più affidabile e moderno, pur restando compatibile con le infrastrutture telefoniche di allora.
Un’altra caratteristica interessante era la funzione di riservatezza, utile soprattutto per chi aveva più prese telefoniche in casa: premendo un tasto, si poteva “isolare” la linea e impedire ad altri apparecchi collegati di ascoltare la conversazione.
Il design, squadrato ma elegante, era spesso bicolore — grigio chiaro e scuro, oppure in versioni più audaci come il bordeaux. La cornetta si inseriva perfettamente nella base, contribuendo a quel senso di ordine e compattezza tipico degli oggetti di quell’epoca.
Nel 1988, il Pulsar venne aggiornato con alcuni miglioramenti: il cavo a spirale della cornetta divenne staccabile e la suoneria meccanica fu sostituita da una più moderna suoneria elettronica, con tonalità selezionabili.
Dopo alcuni anni di servizio fedele in milioni di case italiane, il Pulsar fu progressivamente ritirato dal mercato e sostituito dal più moderno Sirio, ma è ancora oggi ricordato con affetto da chi l’ha usato per chiamare amici, parenti e amori negli anni della sua giovinezza.
Il telefono Sirio classico era presente in milioni di case italiane dagli anni ’80. Disegnato da Giorgetto Giugiaro, uno dei più grandi designer industriali e automobilistici italiani. Era disponibile in vari colori vivaci per l’epoca: rosso, verde, grigio, beige, e anche blu e giallo in serie limitate.
Design pensato per durare nel tempo, sia per estetica che per robustezza.
Nel telefono Sirio i tasti R e RP erano una novità per l’epoca e aggiungevano funzionalità avanzate:
Tasto R (Richiamata): serviva per attivare funzioni speciali come l’attesa o il trasferimento di chiamata, utili nei centralini (funzione Flash).
Tasto RP (Ripetizione): permetteva di richiamare automaticamente l’ultimo numero composto, evitando di riselezionarlo manualmente.
Erano funzioni moderne per gli anni ’80, che rendevano il Sirio più versatile rispetto ai telefoni precedenti.
Versione evoluta del Sirio Classico, aveva funzioni come il vivavoce e la possibilità di memorizzare 3 numeri in tasti dedicati. Veniva proposto solo nei colori rosso e nero.
Con segreteria e dispaly
Telefono dotato di segreteria di ultima generazione
Probabilmente usato con centralini
Il Sirio 2000 è stato un telefono fisso molto diffuso, prodotto da Telecom Italia. Era caratterizzato da un design moderno per l'epoca e offriva diverse funzioni avanzate rispetto ai telefoni tradizionali.
Tra le sue caratteristiche principali, a seconda della versione (Basic, View, Plus View), si potevano trovare:
Display numerico (spesso a 16 cifre con icone) per visualizzare il numero composto e, nelle versioni più evolute, l'ID chiamante (funzione CLIP).
Selezione decadica/multifrequenza.
Tasti dedicati per servizi telefonici (come Memotel e Avviso di Chiamata).
Regolazione del volume della suoneria e indicatore luminoso di chiamata in arrivo.
Memoria per l'ultimo numero selezionato e, in alcuni modelli, memorie dirette (M1/M2/M3) e registro chiamate.
Vivavoce (in alcune versioni).
Installazione da tavolo o da parete.
Il Sirio 2000 era considerato un telefono dal design innovativo, tanto che ne esiste anche una versione "City" disegnata da Pininfarina.
Il Sirio 187 è stato un telefono fisso di Telecom Italia, lanciato a inizio 2001, che si distingueva per essere uno dei primi telefoni fissi a offrire funzionalità avanzate per l'epoca, come l'invio e la ricezione di SMS, e la possibilità di spedire messaggi via e-mail e fax. Era disponibile in diverse colorazioni e spesso si trovava nei negozi INSIP/Punto 187.
La tastiera del Sirio 187 era progettata per supportare le sue funzionalità multimediali. Ecco le sue caratteristiche principali:
Tasti alfanumerici: Oltre ai classici 12 tasti numerici, includeva tasti alfanumerici (A-Z) per la composizione dei messaggi.
Tasti di navigazione: Disponeva di 4 tasti di navigazione (su/giù) e 4 tasti funzione per facilitare lo scorrimento dei menu e la selezione delle opzioni.
Display: Era accompagnato da un display retroilluminato, spesso a 4 linee (una per icone, una numerica, due alfanumeriche), che visualizzava il numero chiamato, la durata della conversazione e, se attivo il servizio "Chi è", il numero del chiamante, data e ora.
Funzioni aggiuntive: La tastiera integrava tasti dedicati per l'accesso al menu, alla rubrica (con una capacità di 60-96 numeri e nomi), e alle liste delle chiamate (effettuate, perse, ricevute). Era presente anche un tasto "R" (Flash) per servizi supplementari come l'avviso di chiamata o la conversazione a tre.
Tastiera a infrarossi opzionale: Per semplificare la digitazione dei messaggi, era possibile collegare al Sirio 187 una tastiera alfanumerica a raggi infrarossi opzionale con 55 tasti, che offriva una disposizione più simile a quella di una tastiera di computer. Questo era un accessorio distintivo che lo rendeva innovativo per l'epoca.
Retroilluminazione: Alcune versioni, come il Sirio 187 Plus, avevano la tastiera retroilluminata per una maggiore visibilità.
In sintesi, la tastiera del Sirio 187, specialmente con l'aggiunta della tastiera a infrarossi, era un elemento chiave che lo rendeva un telefono fisso "intelligente" per il suo tempo, ben oltre la semplice funzione di chiamata vocale.
Il Sirio Classico di Telecom Italia (ora TIM) è un telefono fisso che reinterpreta in chiave moderna il design iconico dei telefoni degli anni '80, come il celebre "Bigrigio" della SIP. Lanciato a partire dal 2012, si distingue per un'estetica elegante e funzionale.
Le sue caratteristiche principali includono:
Alimentazione dalla linea telefonica: Non richiede batterie o alimentatori esterni, riducendo l'impatto sul consumo energetico.
Design eco-efficiente: Realizzato con materiali plastici omogenei e riciclabili.
Funzionalità moderne: Dispone di un display grafico, vivavoce, rubrica da 50 nomi e numeri e la possibilità di visualizzare il numero chiamante (con servizio "Chi è" attivo).
Comodità: Offre un cavo cornetta extra lungo (fino a 3,6 metri) e, in alcune versioni, la cornetta è staccabile e utilizzabile come auricolare per smartphone.
Multilingua: Il menu è disponibile in diverse lingue.
Suonerie: Offre una scelta di 10 suonerie con 3 livelli di volume più la modalità silenziosa.
Il Sirio Classico è stato progettato per essere un telefono pratico per la casa e l'ufficio, combinando un tocco di nostalgia con funzionalità attuali.
con mascherine intercambiabili
Prestazioni:
Risposta alle chiamate in arrivo con testo di annuncio registrabile dall'utente
Tastiera bistandar per la selezione decadica o multifrequenza
Ripetizione dell'ultimo numero selezionato
Controllo dello stato di carica delle batterie con segnalazione ottica
Suoneria regolabile
Non è un telefono ma quasi, molto importante nel percorso della telefonia in Italia
Il Teledrin è stato uno dei primi sistemi di radiomessaggistica (pager) utilizzati in Italia, attivo soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, prima della diffusione capillare dei telefoni cellulari. Era gestito da SIP (Società Italiana per l’Esercizio delle Telecomunicazioni), poi divenuta Telecom Italia.
📡 Cos’è il Teledrin?
Il Teledrin era un cercapersone (pager): un piccolo dispositivo portatile in grado di ricevere messaggi testuali o segnali sonori inviati da un centro servizi. Non poteva inviare messaggi né effettuare chiamate: era unidirezionale.
Il proprietario del Teledrin riceveva un numero telefonico dedicato.
Chi voleva contattarlo doveva chiamare quel numero e:
Digitare un messaggio numerico (es. “Chiamami al 336123456”),
Oppure lasciare un messaggio vocale a un operatore (servizio Teledrin Plus).
Il messaggio veniva trasmesso via radio al dispositivo, che lo mostrava su un piccolo display LCD.
Il cercapersone emetteva un bip o una vibrazione per avvisare l’utente.
Riceveva messaggi numerici (es. numeri di telefono da richiamare).
Indicava l’ora della ricezione.
Si usava spesso per segnalare di richiamare chi ha inviato il messaggio.
2. Teledrin Plus
Permetteva di ricevere messaggi alfanumerici (brevi frasi, nomi, indicazioni).
Il messaggio veniva dettato telefonicamente a un operatore umano, che lo trascriveva e lo inviava al cercapersone.
3. Servizi personalizzati
Notifiche automatiche (es. sveglie, promemoria).
Avvisi da aziende, medici, banche, ecc.
Era molto usato da:
Medici, per reperibilità d’urgenza.
Tecnici e professionisti, per ricevere notifiche rapide.
Imprenditori o rappresentanti, prima dell’arrivo dei cellulari.
Adolescenti, negli anni ‘90, come status symbol in alcune mode giovanili.
Il Teledrin ha iniziato a scomparire tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000 con:
La diffusione dei telefoni cellulari.
L’introduzione degli SMS e poi delle app di messaggistica.
📦 Curiosità
Il nome “Teledrin” è diventato quasi sinonimo di cercapersone in Italia, anche se tecnicamente è un marchio commerciale.
Alcuni Teledrin erano dotati di clip da cintura e design minimali.
Link esterni alle pubblicità e foto del catalogo dell'epoca TuttoSip
Il Videotelefono Alice di Telecom Italia, lanciato intorno al 2008 (sebbene Telecom Italia avesse già sperimentato la videocomunicazione via PC con Alice dal 2002), era un dispositivo fisso che integrava funzionalità telefoniche tradizionali con la videotelefonia su IP (VoIP).
Videochiamate: Permetteva di effettuare videochiamate verso altri Videotelefoni Alice/Telecom Italia e cellulari TIM UMTS, sfruttando la connessione ADSL Alice Voce.
Connettività: Funzionava tramite collegamento broadband e poteva connettersi al modem ADSL di Telecom Italia. Era disponibile anche un modulo Wi-Fi opzionale per una maggiore libertà di posizionamento.
Multimedia: Dotato di una videocamera integrata VGA, display da 3,5 pollici a 65.536 colori, lettore di SIM Card (per trasferire contatti) e di SD Card (per foto/video digitali). Supportava l'invio e la ricezione di SMS e MMS (anche video).
Sistema operativo: Basato su Linux, offriva un'interfaccia intuitiva.
Design: Spesso riprendeva il design della storica linea "Sirio" di Telecom Italia.
L'obiettivo di Telecom Italia era quello di rendere la videocomunicazione accessibile anche a chi non aveva familiarità con l'uso del PC, integrando i servizi web e di telefonia in un unico dispositivo di facile utilizzo. Nonostante l'innovazione, la videotelefonia non ha mai avuto un successo commerciale di massa, ma il Videotelefono Alice rappresenta un interessante tentativo di portare questa tecnologia nelle case italiane.
Molto probabilmente è un telefono che doveva stare fuori dalla collezzione perchè l'unico cellulare. Ma stiamo parlando di un telefono iconico che mi e ci riporta indietro in un periodo storico ben definito.
Il Nokia 3310, lanciato nel 2000, è forse il cellulare più leggendario di tutti i tempi. Non per le sue specifiche futuristiche — che, per l’epoca, erano in realtà piuttosto semplici — ma per la sua affidabilità assoluta, la resistenza quasi indistruttibile e la durata della batteria che ancora oggi fa sorridere chi lo ha usato.
Esteticamente compatto, con linee tondeggianti e scocca intercambiabile, il Nokia 3310 pesava appena 133 grammi e misurava 113 × 48 × 22 mm. Il display era un piccolo schermo monocromatico da 84 x 48 pixel, capace di mostrare pochi caratteri alla volta, ma perfettamente leggibile anche in pieno sole.
Sotto la scocca c’era una batteria NiMH da 1000 mAh, che garantiva fino a 260 ore in standby (circa 10 giorni) e oltre 4 ore di conversazione. In tempi in cui non esistevano smartphone, questa autonomia era considerata eccezionale.
Il 3310 supportava SMS lunghi (fino a 459 caratteri), composizione rapida, orologio, sveglia, calcolatrice, e una rubrica da 250 contatti. Niente fotocamera, niente connessione internet, ma una ricezione di segnale eccellente e una qualità audio limpida.
E poi c’era lui: Snake II, il gioco preinstallato più amato di sempre. Un serpente digitale che cresceva mangiando pixel e che diventava via via più veloce e difficile da controllare. Semplice, ma ipnotico. Tantissimi passavano ore cercando di battere il proprio record, rendendo Snake quasi sinonimo di Nokia.
Oltre a Snake, il telefono includeva anche altri giochi classici come Space Impact, Pairs II e Bantumi, tutti rigorosamente in bianco e nero, ma capaci di divertire davvero.
Un altro tratto distintivo del 3310 erano le cover intercambiabili, chiamate “Xpress-on”, che permettevano agli utenti di personalizzarlo con colori e fantasie diverse. Un piccolo tocco di stile in un’epoca in cui la personalizzazione dei dispositivi mobili era ancora un concetto nuovo.
Il Nokia 3310 vendette oltre 125 milioni di unità nel mondo, diventando uno dei cellulari più venduti di sempre. Nel 2017, è stato rilasciato un modello riveduto e corretto, con schermo a colori, fotocamera base, Snake ridisegnato e design nostalgico, pensato per chi voleva tornare a un’esperienza più semplice.
In breve, il Nokia 3310 non era solo un telefono: era un compagno fedele. Con lui si telefonava, si mandavano messaggi, si giocava a Snake, e soprattutto… non si rompeva mai. È diventato il simbolo di un’era in cui la semplicità e l’affidabilità contavano più di ogni altra cosa.